Per i socialisti una sola strada: unità, identità ed autonomia

angelo-sollazzo-4   Iniziativa socialista

Le ragioni postume sono del tutto inutili. Avevamo annunciato di esprimere valutazioni e giudizi solo dopo la presentazione delle liste elettorali per evitare di danneggiare qualcuno ed ora lo possiamo fare rilevando subito che quanto accaduto è peggiore delle previsioni.
Nessuno è esente da colpe, l’autocritica deve essere collettiva e se oggi il movimento politico più antico e più attuale d’Italia versa in condizioni disastrose le responsabilità sono da condividere equamente con tutti gli attori in causa.
Le responsabilità della dirigenza del PSI, a cui tutti noi siamo iscritti, le abbiamo più volte rimarcate. Risulta storicamente vera la nostra battaglia di far riapparire dopo anni il simbolo socialista sulle schede elettorali, ma la soluzione adottata rasenta il ridicolo. Essere in una lista con compagni di sventura, che non rappresentano neanche i voti del proprio pianerottolo di casa, non può essere presentato come un grande risultato politico. I sondaggi elettorali sono impietosi, tale lista viene data sotto l’1%, il che vuol dire che i voti espressi, per questa maledetta legge elettorale, vanno a finire tutti nel PD. Voti per uno e ne eleggi un altro. 
Ora abbiamo più volte elencato le malefatte di Renzi e combriccola, confermiamo la tesi che il renzismo ha prodotto una profonda mutazione genetica di quel partito e il suo segretario ha atteggiamenti e comportamenti tipici dei leaders populisti e parafascisti. Il peggiore capo del Governo che si era dichiarato di sinistra, con leggi e provvedimenti che hanno umiliato i ceti più deboli, un venditore di pentole scaltro e concentrato nel vuoto. Insomma qualsiasi persona di sinistra, moderata che sia, rifugge da qualsiasi timido contatto con il renzismo. Certamente la sinistra non abita lì. Per questo e per tutti i motivi che abbiamo spesso elencato, i socialisti non possono avere nessuna vicinanza con Renzi. Se poi l’egoismo personale prevale sugli interessi collettivi di una comunità, allora non ci si può lamentare dell’allontanamento dei militanti e dello sfarinamento del proprio elettorato.
Siamo pronti ad essere servitori della causa, non del renzismo.
La composizione delle liste ha rappresentato la riprova di come Renzi considera i subalterni e gli alleati. Una vera pulizia etnica, quasi del tutto fuori le minoranze interne, fuori i socialisti che incautamente avevano aderito al PD, posti in bilico, spesso impossibili, per gli alleati. Accettare quanto proposto solo per una labile speranza di essere eletti è davvero poco.
Ma veniamo a noi. Cinque anni fa era stata sbandierata la tesi che la presenza di una pur piccola pattuglia di parlamentari socialisti in carica avrebbe prodotto sfracelli. E sono avvenuti, però in casa nostra. Siamo ridotti al lumicino, non rilevati dai sondaggi, gran parte dei dirigenti e dei militanti esodati. La cosa grave è che si continua a far finta di nulla, come se il sole dell’avvenire stia finalmente per sorgere. 
La forza di una formazione politica non sta negli uomini ma negli ideali che esprime.
Non bisogna eleggere ad ogni costo, ma far veicolare le proprie idee. Il fatto che tutto si limiti al momento elettorale e che gli interessi delle persone abbiano il sopravvento, alla lunga, distrugge il collettivo.
In Francia il vecchio Partito socialista,SFIO, aveva il 5% dei voti ma nessun eletto.
Con un lavoro certosino e saltando due prove elettorali, senza eletti, alla fine riuscì a trasformarsi ed a portare Mitterand alla presidenza della repubblica.
La smania di candidarsi ad ogni costo, di vedere il proprio nome sui manifesti, di guadagnare crediti per successive richieste, porta quasi sempre a cocenti sconfitte.
Trascuriamo chi ha fatto scelte al di fuori di ogni logica, con collocazione a destra ovvero nella sinistra massimalista, noi dobbiamo riproporre la nostra tesi originaria, lista socialista con nome e simbolo per riabituare l’elettorato alla nostra presenza sulla scheda, per riaffermare l’esistenza dei socialisti italiani, pur nelle convinzione che nelle prime prove il risultato non potrà essere soddisfacente. L’elettore si è disamorato, non ci considera soggetto politico autonomo, ci vede sempre infilato nelle liste e nelle coalizioni altrui, ed allora ci abbandona, si astiene o vota il meno peggio. L’identità socialista ha un valore inestimabile, unica cultura politica ancora spendibile, che può raccogliere consensi tra i ceti deboli ed i giovani. Non regaliamo ad altri le esperienze di Cobyrn, Sanders ed Antonio Costa. I detrattori del socialismo mettano giù le mani dalla nostra storia e dai nostri ideali.
Parimenti non possiamo che esprimere tutta la nostra delusione e rabbia per la lista denominata, impropriamente, Liberi ed Uguali.
Conservazione del ceto politico esistente, comportamenti degni del vecchio PCI, accantonamento di chi non aveva avuto a che fare con la loro storia, candidature di segretari, portaborse ed amanti purché leali. Insomma dalla padella nella brace.
Bersani non ne ha mai indovinata una, fallimenti su tutta la linea, Grasso si ritrova a capo di un movimento, incoronato in in modo assurdo, senza consultazioni vere e condivisioni da parte di tutti. Accantonati i giovani Speranza e Civati, le carte le danno Bersani e Grasso e come prima cosa hanno negato la quarta gamba socialista, come promesso, e non hanno neanche risposto alle nostre lettere di sollecitazione. A dispetto dei santi non si fanno matrimoni ed alleanze. Se qualcuno non ci vuole bisogna prenderne atto ed evitare di rivolgersi allo stesso con il cappello in mano. Ma se qualcuno pensa di annientare la nostra storia, il nostro ideale ed i nostri militanti si sbaglia di grosso. Grasso sarà una brava persona, ma non ha le caratteristiche del leader politico, l’eloquio zoppicante, le apparizioni televisive vicine al disastro, il nome sul simbolo, da sempre aborrito dalla sinistra, la stessa affermazione di essere di sinistra che crea imbarazzo al nuovo leader.
Se non siamo di fronte ad un PD/bis poco ci manca.
La grande speranza di un soggetto politico chiaramente di sinistra e di matrice socialista è sfumato. Per questo ed altri motivi non abbiamo inteso aderire a Liberi e Uguali e non abbiamo partecipato alle loro iniziative sul programma elettorale. 
Ciò non significa disconoscere che a sinistra non esiste molto altro.
Comunque i candidati socialisti vanno votati anche se le candidature non sono state condivise, decise insieme, ovvero se i candidati non hanno un seguito elettorale verificato sul territorio dove vengono proposti.
Altra stortura della pessima legge elettorale con la quale votiamo. Tutti nominati e nessuno eletto. Seppellite le assemblee delle sezioni, seppellite le primarie, seppellite le trattative, un pugno di dirigenti decide dove si è candidati, a che livello di probabilità si può essere eletti, e il tipo di accordo che si può raggiungere. Sistemi e comportamenti che i socialisti hanno combattuto da sempre, altro che democrazia dal basso, altro che legge proporzionale con le preferenze.
La proposta che ci permettiamo di avanzare per il 5 di marzo è quella di considerare il passaggio elettorale come transitorio, di pensare ad un significativo cambio di marcia, di ritrovare il comune senso di appartenenza al nostro ideale, accantonare diatribe e contrasti, lavorare per l’unità dei socialisti, salvaguardare l’identità politica del socialismo e la sua autonomia, operare perché al prossimo appuntamento si possano rialzare le nostre bandiere e vedere il nostro simbolo, solo ed originale, sulle schede elettorali.

Angelo Sollazzo

02/02/2018


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