Perseverare è diabolico: i segretari sconfitti facciano un passo indietro

nencini 7  Matteo_Renzi-Matteo_Renzi

La politica italiana ha attraversato decenni di comportamenti coerenti e di rispetto delle decisioni annunciate. Parimenti coloro che incorrevano in sconfitte più o meno cocenti avevano il buon senso si dimettersi. Stessi atteggiamenti da parte dei gruppi dirigenti che con il cambio di una linea politica si mettevano da parte per consentire di gestire a chi tale linea la avevano elaborata.
Insomma non si può essere buoni per tutte le stagioni.

Nessun problema personale ma una forte richiesta a chi ha sbagliato di farsi da parte rappresenta il minimo di una normale dialettica politica.

Non si può credere che debbano succedere terremoti e cataclismi per far dimettere chi ha guidato comunita’ politiche per anni con risultati catastrofici.

Renzi ha gettato la maschera. Solo il potere per il potere, una vanità smisurata, una scuola verdiniana che lo ha portato a disinvolte giravolte politiche, la mancanza dei principi fondamentali della sinistra e del cattolicesimo democratico a cui dice di appartenere. un’attenzione smodata verso le banche e la finanza, la convinzione che sola la grande industria possa risolvere i problemi del paese da uomo fiat dichiarato, la grande capacita’ di sparigliare le carte all’improvviso lasciando increduli gli stessi suoi amici. Insomma un tipo politicamente pericoloso. Quanto detto senza enumerare le sconfitte che ha inanellato: referendum costituzionale, elezioni amministrative, leggi elettorali, elezioni siciliane. Insomma dopo l’ubriacatura delle europee che avevano moltiplicato la sua presunzione ed accresciuta la sua arroganza, non ne ha indovinato una.
Oggi chiede aiuto alla sinistra , consapevole della imminente disfatta, con la pretesa di non rimettere in discussione le sue perle riformatrici e legislative che ogni persona, anche appartenente ad una sinistra moderata non può accettare. Il nostro ancora ritiene giusto il jobs-act, la buona scuola, la riforma rai, la privatizzazione di fatto della sanità.
La verità è che il suo piano di un nazareno bis e dell’inciucio con Berlusconi salta con l’aumento dei consensi del centro-destra. Non poteva essere altrimenti per la sua politica identica a quella del cavaliere. Gli italiani tra l’originale e la fotocopia preferiscono l’originale.
Su Alfano occorre stendere un velo pietoso. la presenza del nuovo centro-destra in un governo che si dichiarava di centro-sinistra non poteva che allontanare i suoi supporter, con l’ultimo disastro nella sua Sicilia.

Per concludere il caso Nencini è particolare. Nessuna avversione personale, ma quando si inizia con una linea politica ed in corso d’opera la si cambia quattro volte, risulta chiaro che lo stesso non può continuare dirigere la piccola comunità socialista.

Dopo dieci anni qualsiasi leader politico dovrebbe passare la mano al di là dei risultati. Nencini dal suo insediamento sposa prima la causa Letta, poi quella Bersani, quindi quella Renzi ed infine quella, pare, della Bonino.

Mai un’autocritica, chi non la pensava come lui doveva essere accantonato, ogni congresso lo incoronava con una linea politica diversa.

Per amor di patria e per interpretazioni diverse dell’accaduto, evitiamo di ripercorrere la vicenda della non presentazione di una lista socialista alle ultime elezioni. Sono trascorsi cinque anni e guardare indietro non serve.

Ma serve valutare la situazione di oggi. Un partito che non si è presentato alle elezioni dal 2008, che partito è? Gli elettori si disamorano non vedendo il proprio simbolo sulla scheda.
I sondaggi durante i primi anni della gestione di Nencini ci davano intorno all’1,8% oggi siamo allo 0,1 oppure non rilevati. Era stato garantito che con la presenza di un manipolo di parlamentari socialisti avremmo risalito la china. Risultato? Peggio di prima.
Senza lista, senza voti e senza certezze per il futuro, un gruppo dirigente dovrebbe passare la mano.
Si vuole l’unità’? Bene! Chiudiamo con Renzi ed il renzismo, rivendichiamo tesi e proposte di chiara matrice socialista quale il ripristino dell’art.18 nel jobs-act, modifichiamo la buona scuola, proponiamo una legge elettorale con il ritorno alle preferenze, imponiamo al Vaticano di pagare finalmente le tasse, annulliamo le commesse militari, rinunciando all’acquisto degli F35 che ci costano ben 14 miliardi, blocchiamo le missioni all’estero, che per il solo Afganistan fino ad oggi sono costate all’Italia ben 7,5 miliardi di euro.

Infine proponiamo una patrimoniale, come richiesto dalla stessa Confindustria, sulle rendite parassitarie ed assenteiste. in questo modo si può ridurre il debito pubblico.
Alle elezioni qualora non si riesca a fare una lista di sinistra unica ed unitaria, i socialisti presentino una lista con nome e simbolo socialista, come e dove si può, per rimarcare la nostra voglia di appartenenza. Nessun accordo di convenienza, nessuna richiesta, ad altri, di posti o strapuntini. Abbiamo già dato. Lasciamo lo spazio ai giovani che possono far rivivere il nostro grande ideale.
Tutto questo significa essere socialisti. Veramente.


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