RENZI E VOTO DI SCAMBIO

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Nella tanto vituperata prima Repubblica bastava che un politico promettesse un qualsiasi intervento ad un cittadino che veniva subito indagato per voto di scambio. Non promesse o dazioni di danaro, non gare o appalti truccati, ma solo l’impegno per ottenere con maggiore solerzia ciò che gli spettava per legge. Voto di scambio anche se non vi erano elezioni ed il politico non era candidato.
Oggi con Renzi assistiamo alla teorizzazione delle promesse: bonus di 80 euro, 500 euro per i giovani, pensioni minime, quattordicesime, rinnovo dei contratti, bonus bebè e tutto in campagne elettorali e referendarie.

Lo stesso comandante Lauro, quello della scarpa prima e della seconda dopo, resterebbe basito. Nessuno ne parla, pochi protestano. Se questo è il nuovo, allora siamo rovinati.
Ma quello che sconcerta è il fatto che, escludendo la corte più prossima al giullare fiorentino, vi siano persone di indubbia qualità intellettiva che non considerano la portata della deforma renziana.
Il Senato non viene abolito, il risparmio annunciato era una burla,
l’iter legislativo non ha bisogno di semplificazioni visto che siamo quelli più veloci in Europa, il numero dei politici non cala sensibilmente, i nuovi senatori (senes=anziano) potrebbero essere 18enni, ma quello che è più grave che dopo i deputati nominati con il trucco dei capi-lista bloccati, avremmo anche i senatori nominati dai vertici dei partiti locali con accordi prevedibili: chi fa l’assessore non diventa senatore e viceversa. Insomma invece da abolire il Senato, aboliamo che gli elettori che non avranno più motivo di andare a votare. Se aggiungiamo che tale riduzione di democrazia è voluta dalla grande finanza e dalle banche allora abbiamo raggiunto il colmo. Tutto ciò in odio a D’Alema, Salvini o Grillo? Nessuno può pensare con onestà intellettuale che il Fronte del NO possa rappresentare una coalizione di Governo, e la pantomima di cosa succede dopo è stomachevole. Già con il divorzio si dicevano le stesse cose. Dopo si ritorna semplicemente a fare politica e non vi è l’apocalisse. Siamo seri.

25 novembre 2016

Angelo Sollazzo


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