LA FINE DEI GIOCHI. LA NECESSITA’ DI CHIAREZZA E DI VERITA’.

FIAT  Italcementi  renzi (2)

Il berlusconismo ci aveva abituati ai patti con gli italiani, all’ottimismo assoluto, ai ristoranti pieni, alla inesistenza della crisi. Poi abbiamo visto com è andata a finire.
Prima che divenisse Premier avevo apostrofato Renzi come fotocopia di Berlusconi. 

Non potevo certo prevedere che superasse l’originale.

Siamo di fronte ad un fiume di bugie e di inconsistenza politica, mascherate dalle mitragliate di annunci, voglia di fare e di velocizzazione degli interventi.

Si sta vedendo che si tratta di aria fritta che nessun giovamento sta procurando al Paese. Come la trasformazione dei contratti di lavoro con il Job-act, ignorando la convenienza per i datori di lavoro che risparmiano sensibilmente sui contributi, e la possibilità di licenziare senza giusta causa. Basterebbe leggere tra le righe, invece stampa, Enti collaterali e di supporto al Governo esaltano risultati che non ci sono. La verità è che dal 2008 al 2014 sono emigrati ben 500mila italiani in cerca di lavoro. Il Mezzogiorno d’Italia è stato paragonato come economia alla Grecia, la desertificazione industriale ha colpito vaste aree del Sud, il turismo non decolla. Altro che successi. Si stanno proponendo false riforme per mascherare le rovine, la riforma della Costituzione, considerata, in tutti i Paesi evoluti, la migliore in assoluto, riduce gli spazi di democrazia e consente al “pensiero unico” di soffocare le voci di dissenso e l’agibilità politica delle minoranze. Invece di dimezzare il numero dei Parlamentari, con un chiaro e notevole risparmio, si vuole l’abolizione di una delle Camere, che potrebbe avere compiti diversi, ma senza svuotare il suo alto valore con senatori eletti e non nominati. Insomma tanta polvere e niente costrutto.
La cosa più grave è che manca del tutto una politica industriale. Nessuno ne parla e pare crei disagio discuterne. Evidentemente non si vogliono disturbare gli amici della finanza ed i protettori tedeschi. Solo dopo una guerra si può avere una industria nazionale devastata come la nostra.

Ultimo atto la vendita della Italcementi che dopo quelle di Pirelli, Ansaldo, Luxottica, Parmalat, Indesit, Bulgari etc. riduce l’industria italiana a supporto dei grandi gruppi stranieri. Solo un ingenuo può pensare che la stessa FIAT sia ancora italiana. I grandi Gruppi Finanziari acquistano le nostre aziende, prima ci mandano i tagliatori di teste, poi chiudono gli stabilimenti o li spostano in Europa ex-comunista, in nord-Africa, dove i diritti ed i costi sono infimi. Con lo svuotamento industriale in casa nostra, altrove difendono i marchi e le tecnologie che sono più competitivi. Un film già visto nel passato con la chimica italiana e prima ancora con la nostra siderurgia. La produzione industriale dal 2007 ad oggi ha perso il 25%. Anche questo è un successo? Siamo a livello di Argentina e con i milioni di poveri, con il 12% di disoccupati, si continua a cincischiare con le false riforme, invece di pensare ad una vera riforma dell’istruzione, della formazione e della ricerca. In tal modo molti Paesi hanno dato una scossa al loro PIL.

I socialisti hanno dato storicamente un grande contributo allo sviluppo del Paese.
C’è da augurarsi che non siano condannati a governare con Alfano e Verdini.

13 settembre 2015

Angelo Sollazzo

 


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