Non scherzare con il fuoco

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Da tempi non sospetti avevamo condannato le continue abdicazioni della politica verso settori e categorie che non avevano una visione globale della società e del Paese in cui operavano.

La società politica aveva iniziato nel dopoguerra ad abdicare in favore dell’economia, dei gruppi industriali e dei detentori delle rendite parassitarie ed assenteiste. Le grandi famiglie capitaliste per anni hanno avuto più potere del governo e di sovente ne indirizzavano le scelte. Quanto detto anche se poi Agnelli e Berlusconi, ed altri, sono scesi personalmente nell’agone politico.

A partire dagli anni ottanta l’abdicazione diveniva pro- magistratura.

Prima, durante e dopo tangentopoli i pubblici ministeri si sentivano unti dal Signore, portatori della verità rivelata , propugnatori di uno Stato etico e fustigatori di ogni costume che non approvavano.

Migliaia di arresti di politici, per oltre il 90% innocenti, opere importanti bloccate, fabbriche chiuse e fatte fallire, distruzione della politica e dei partiti voluti dalla Costituzione.

I più fragili si suicidarono, gli altri si ritirarono dall’impegno politico, pochissimi resistettero. Certamente venivano commessi gravi errori, vi era corruzione e si perseguivano interessi personali, ma mai al livello attuale. Ebbero, quindi, il sopravvento le quarte e quinte fila, i meno attrezzati culturalmente, quelli che parlavano alla pancia e non alla testa del Paese, insomma si spianò la strada ai populisti dei 5Stelle, portatori di odio sociale e di cattiveria, con i disastri che oggi abbiamo davanti. Senza gavetta ed esperienza, senza scuole di formazione politica, senza disciplina di partito, non poteva che finire così. Rimpiangere e rammaricarsi non serve a nulla.

Nessuno può negare che vi sia una giustizia lenta, ingiusta, prevaricatrice e punitiva , respingente ogni forma di stato di diritto, il terrore giudiziario dottrinario. La persistenza e l’aumento delle corruzioni, lo scandalo Palamara, il marcio svelato, hanno, invece, dimostrato la necessità di una sua profonda riforma, anche perché come diceva Nenni: “ arriva sempre il più puro che ti epura”.

Successivamente l’abdicazione è stata in favore dei banchieri e del mondo della finanza.

Prodi, il peggiore di tutti, con la svendita delle partecipazioni statali, con l’euro a circa duemila lire, in luogo delle 1500, l’allargamento, per vanità personale, dell’Unione a 27 in luogo dei 15 Paesi che gia’ avevano difficoltà a funzionare, la pretesa di essere il nuovo Kohl. Di seguito arrivarono Ciampi, Dini e Monti.

Personaggi di valore per il settore in cui operavano, ma in politica portatori di disastri , di lacrime e sangue, L’uno peggiore dell’altro, sostenitori della finanza creativa e non dell’industria, della gestione e non della produzione, delle tasse e non dei sostegni.

Oggi abbiamo Mario Draghi stessa provenienza, ma sostenitore della tesi della divisione tra debito buono e debito cattivo, e non è poco. Il fatto che si sia definito liberal socialista può non significare nulla, essere keynesiano può valere fino ad un certo punto, ma la domanda che ci dobbiamo porre è un’altra. Che alternativa avevamo? Conte ha dimostrato tutti i suoi limiti di avvocato provinciale, il PD ha perso ogni identità politica e culturale, con un Segretario da ricercare nella trasmissione “Chi l’ha visto”, i 5Stelle sono stati la causa di ogni male negli ultimi anni. Il sovranismo di Salvini e Meloni avrebbe arrecato maggiori danni.

Per questi motivi pare appropriata la scelta di Mattarella.

C’è da augurarsi che il nuovo Governo non pensi ai fuochi di artificio ma punti esclusivamente al piano vaccinale, a risollevare, per quanto possibile, l’economia, ad una riforma seria della giustizia, ad un nuova legge elettorale, con la reintroduzione delle preferenze. Quindi subito al voto.

16 febbraio 2021

Angelo Sollazzo


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