LEGGE ELETTORALE: IL PASTROCCHIO FONDAMENTALE

Umberto_Bossi  Fausto_Bertinotti_2001  D'Alema  Veltroni  Fini

Ai pasticci e pastrocchi non c’e mai fine- ha dichiarato Angelo Sollazzo della Segreteria Nazionale del PSI.

Resta difficile spiegarsi che a dar le carte, tra gli altri, per la riforma di legge elettorale vi sia l’autore del tanto vituperato Porcellum, Roberto Calderoli.

Non pago dei danni arrecati con una legge che lo stesso ha successivamente definito “una porcata”, il nostro eroe si appresta a superare se stesso con il parto di una proposta peggiorativa della precedente.
Da qualche decennio si tenta di trovare una soluzione ai problemi del sistema elettorale in nome della tanto conclamata governabilità. Sono stati inventati bipolarismi bastardi, che invece di garantire stabilità, ci hanno portato ad elezioni anticipate a iosa. I ribaltoni si sono susseguiti nel corso delle ultime legislature contraddicendo proprio la pretesa certezza di governabilità. Bossi prima, poi Bertinotti, D’Alema, quindi Veltroni, Casini, Fini, Monti, Letta e Renzi, tutti appassionatamente intenti a scalzare il compagno di cordata per prenderne il posto, anche senza ricorrere a passaggi elettorali. Questo è stato il maggioritario salvifico, il bipolarismo risolutore, la certezza di conoscere il vincitore delle elezioni.! Bel risultato!. In un Paese serio si sarebbe dovuto da tempo prendere atto che gli italiani di essere intruppati non ci stanno proprio e come succede con il calcio, in cui pensano di essere sessanta milioni di commissari della nazionale, così in politica tutti pensano di dire la propria ed essere segretario di partito.
Un liberale non sarà mai populista ed un comunista non diventerà mai democristiano.
Potrebbe essere questa la chiave di lettura del perché metà popolazione non va più a votare, altro che maggioritario. Il PD rappresenta, conti alla mano, il 20% dell’elettorato e non il 41, e così proporzionalmente tutti gli altri. Nei Paesi a democrazia avanzata il nostro sistema veniva considerato il migliore in assoluto, per la qualità e quantità della rappresentatività, ma il suicidio politico fa parte delle nostre aspirazioni.

La cosiddetta seconda repubblica ha avuto ed ha ai vertici buffoni, manettari e comici, in luogo dei Nenni, Spadolini, Berlinguer o Moro. Inoltre facendo finta di non sapere che circa il novanta per cento della popolazione desidererebbe poter eleggere il proprio rappresentante con il voto di preferenza, si continua a sfornare parlamentari nominati dai vertici dei partiti, in barba alle regole più elementari della democrazia. Mente sapendo di mentire chi afferma che la preferenza favorisce la intromissione della malavita organizzata nel gioco elettorale. Si dimentica che le peggiori nefandezze e le collusioni più gravi sono avvenute proprio in mancanza del sistema delle preferenze.
Per non parlare degli ultimi scandali che hanno superato migliaia di volte le pur gravi ruberie della stagione di tangentopoli. All’epoca chi prendeva danaro la faceva per sostenere le attività politiche del Partito, oggi lo si fa per arricchimento personale. Di fronte agli scandali del terremoto abruzzese, a quello dell’ Expò di Milano, del Mose di Venezia etc., quelli della prima repubblica erano ladri di polli. Altro che nuovismo e rinnovamento.

Con tali risultati invece di rottamare preferiamo tenere l’usato sicuro che andrà a scoppio ma garantisce la marcia. Si ritorni alle culture politiche che governano il mondo, da quella liberale a quella socialista, a quella conservatore a quella comunista, alla democristiana e la si faccia finita con i partiti personali, con il berlusconismo, con il grillismo, dipietrismo , con il populismo imperante.
Si possono e si devono ridurre i parlamentari ed i loro emolumenti, si devono abolire i doppioni e gli enti inutili con la drastica diminuzione dei consulenti, si devono abbattere sensibilmente i costi della politica, consentire l’agibilità politica per tutti e non solo per i milionari , le lobby o i lestofanti che pensano di arricchirsi. In tale direzione va ripensato il finanziamento pubblico, con il riconoscimento giuridico dei partiti e con il controllo della Corte dei Conti. Il Paese- ha concluso Sollazzo- non può permettersi di perdere mesi per varare una legge elettorale, per decidere le funzioni del Senato, quando vi sono otto milioni di poveri, la disoccupazione che ci attanaglia, i giovani che per là metà di essi non trovano lavoro e non vedono speranze, la crescita che non riparte. Meno chiacchiere, annunci e promesse , e più fatti.”

Angelo Sollazzo

23 giugno 2014


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