La sinistra ferma al semaforo rosso

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Le crisi della sinistra sono state numerose e cicliche, ma mai avevano toccato un livello cosi basso.

Il coro di piagnistei sulle sconfitte elettorali, ripetute e mai giustificate, sta diventando stucchevole, senza che almeno una parte faccia una seria analisi della sconfitta.

Il PD è da considerare superato, con i sondaggi che lo danno al disotto dei risultati elettorali del PSI di Craxi, le forze minori hanno risultati da prefisso telefonico, ovvero da numeri elettorali irrilevanti.

Non si vuole avere il coraggio di pronunciare la parola socialista, si osanna la Spagna, ma si omette di dire che in quel paese governano i socialisti , di nome e di fatto. Idem per il Portogallo e per altri Paesi.

Si ha timore di voler ammettere che il PSI aveva ragione e loro torto, che il matrimonio di interesse tra ex-comunisti ed ex.democristiani è stato un fallimento, che un partito non può esistere solo per ottenere il potere, che non si può consentire ad una miriade di correnti e gruppi di decidere lo sorti di una forza politica maggioritaria a sinistra.

Il tema è proprio questo: il PD si può considerare di sinistra? Per come si muove proprio no.

Il prossimo Congresso rischia di peggiorare la situazione, senza una nuovo gruppo dirigente, senza la definizione chiara di valori ed ideali, senza affermare con nettezza la propria collocazione a sinistra , il cambiamento annunciato diventa impossibile.

Non si ha la volontà di chiamarsi partito socialista, di rinnegare l’inutile nome di PD, di riconoscere nel proprio Pantheon non solo De Gasperi e Berlinger, ma anche Turati, Matteotti, Nenni, Saragat, Mancini, De Martino e Craxi. Insomma si rischia con il prossimo congresso di celebrare non il rilancio, bensì il de profundis.

Aborrire la parola centrosinistra e parlare solo di sinistra, senza aggiunte fallimentari, lavorare prima sulle idee e dopo sugli uomini e sulle alleanze, avere al centro del proprio impegno politico il lavoro, con la fine degli assurdi sussidi che lo disincentivano, lottare per una legge elettorale proporzionale e con le preferenze, per ridare al cittadino la potestà di scegliere, sostenere fattivamente la sanità pubblica, la scuola pubblica, una patrimoniale, come in Spagna, che porti ad una prima ridistribuzione della ricchezza, un fisco equo e progressivo, una vera riforma della giustizia, con la separazione delle carriere e dove il magistrato che sbaglia paghi di persona, come succede nelle altre professioni.

Non è il caso di inserire tra i partiti della sinistra il Movimento 5Stelle. Il trasformismo nella seconda Repubblica l’ha fatta da padrone. La destra che si fa sinistra e viceversa. Provvedimenti che mai una formazione di sinistra avrebbero potuto condividere ed invece diventano parte essenziale del proprio agire.

I grillini hanno dato il peggio del trasformismo, con un capetto politico che dopo aver governato insieme a Salvini ed emanato i Decreti sicurezza, si riscopre pentito e uomo di estrema sinistra.

Si tratta dello stesso Partito che aveva accusato il PD di rapire i bambini di Bibbiano, lo stesso che aveva promesso di aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno e poi si faceva più casta degli altri, rimangiandosi tutte le promesse fatte in campagne elettorali per sottolineare la loro diversità. Il fustigatore Fico appena eletto Presidente della Camera, si presentava al lavoro viaggiando sui mezzi pubblici. La sceneggiata era durata solo qualche settimana, per vederlo poi con auto di servizio e con scorte da grande leader. Le stesse auto blù, tanto deprecate, venivano utilizzate in maniera copiosa da tutti i membri del Governo di marca grillina. Per non parlare della restituzione di parte dell’emolumento da parlamentare, per devolverlo a fini sociali, e invece venivano immessi nelle casse del Partito, cioè a loro stessi, per dare appannaggi a chi non era più stato eletto.

Lo stesso Grillo che aveva predicato la costituzione di un Parlamento con un semplice sorteggio, come una lotteria, e che aveva proposto la cessazione del diritto di voto agli ultra settantenni, perché incapaci di intendere, causa la età avanzata, lo stesso che aveva fondato un partito sulla violenza, sul turpiloquio e sui vaffa, oggi fermato da problemi personali, si dichiara favorevole ad alleanze, da sempre aborrite, con altri partiti e segnatamente con quelli di sinistra. Purtroppo il PD ha avuto Segretari quali Zingaretti e Letta, (il PSI non stava messo meglio), che per ottenere una fetta del potere erano disposti ad allearsi anche con il diavolo.

Invece di essere isolati i 5Stelle oggi sono tornati al centro del dibattito politico. Bel capolavoro della sinistra italiana che alimenta i populisti ed i fautori della cattiveria e della violenza.

Il PSI negli ultimi dieci anni è stato diretto, si fa per dire, da egoismi sfrenati e da volontà assolute di garantirsi un seggio in Parlamento, cambiando ripetutamente alleati, da Vendola ai Verdi, da Letta a Bersani, a Bonino etc. Insomma la negazione del credo socialista.

Quando si opera solo per uno strapuntino personale, quando si garantiscono “sfracelli” con la propria elezione, e di qualche sodale, in Parlamento e si fallisce miseramente, allora dovrebbe essere chiaro che quella dirigenza non è adeguata.

Ma questo è il passato, ora lecchiamoci le ferite e guardiamo avanti senza rancori e senza rivendicazioni.

In Italia diventa urgente ricostituire un grande Partito socialista.

Sciogliamo tutte le sigle ed associazioni esistenti, coinvolgiamo coloro che si dicono o vorrebbero essere socialisti, e ricominciamo a tessere la tela di una nuova storia, senza primogeniture e senza prevaricazioni. Abbiamo una prateria davanti a noi.

La sinistra o è socialista o non è.

23 dicembre 2022

Angelo Sollazzo


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